Lo sviluppo di una vera sanità digitale dipende dall’interoperabilità

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I dati, si sa, sono alla base dello sviluppo della sanità digitale eppure, ancora oggi, la maggior parte dei sistemi medici manca di interoperabilità per cui i dati sono nascosti in database isolati, sistemi incompatibili tra loro e software proprietari che li rendono difficili da scambiare, analizzare e interpretare al fine di raggiungere gli obiettivi finali: migliorare l’accesso alle cure da parte dei cittadini/pazienti, facilitare la trasformazione digitale in aree come l’intelligenza artificiale, la comunicazione medica, la ricerca e la cooperazione internazionale, e migliorare la salute e il benessere dei pazienti in tutto il mondo.

Le cartelle cliniche elettroniche, il fascicolo sanitario elettronico, le app sanitarie, l’imaging medico, forniscono un flusso continuo e sempre crescente di dati che in combinazione con l’intelligenza artificiale, il cloud computing e l’analisi dei big data racchiude un enorme potenziale per l’assistenza sanitaria e può migliorare la vita di pazienti in tutto il mondo dando vita a trattamenti mirati e personalizzati e alla prevenzione precoce delle malattie. Tuttavia, il panorama medico attuale, più che essere caratterizzato da big data, sembra essere composto da un numero enorme di piccoli dati disconnessi che non riescono a comunicare tra loro.

Per sfruttare appieno il potenziale della Digital Health c’è bisogno di un’infrastruttura dati interconnessa con interfacce veloci, affidabili e sicure, dell’adozione di standard internazionali per lo scambio di dati e terminologie mediche che definiscano vocabolari univoci per la comunicazione di informazioni mediche.

Ma che cos’è l’interoperabilità?

L’interoperabilità è la capacità di due o più sistemi o prodotti informatici di scambiarsi informazioni e di cooperare al fine di utilizzare al meglio le informazioni che sono state scambiate. Indica un elevato grado di sinergia tra sistemi diversi al fine di offrire servizi o funzionalità nuove. L’obiettivo è quindi quello di facilitare l’interazione e lo scambio di dati tra sistemi differenti e fin qui è semplice, le cose si complicano quando i sistemi non parlano lo stesso linguaggio e quindi c’è bisogno di analizzare e comprendere le informazioni scambiate.

L’interoperabilità dei dati e dei sistemi porta notevoli vantaggi al sistema sanitario: potendo ricorrere alla storia clinica del paziente e agli esami che quest’ultimo ha svolto presso altre strutture si possono evitare le richieste di esami duplicati, si può avere accesso a informazioni riguardanti allergie, terapie in corso o condizioni pregresse che il paziente in fase di colloquio può omettere per dimenticanza e che potrebbe portare a conseguenze anche gravi.

L’interoperabilità permette di scambiare dati anche tra nazioni differenti per garantire una migliore assistenza transfrontaliera e per facilitare la cooperazione internazionale: i vantaggi sono notevoli soprattutto in ambiti in cui ci sono pochi dati a disposizione e sparsi per il mondo come nel caso delle malattie rare. L’avere a disposizione una grossa quantità di dati provenienti da ogni parte del mondo, se condivisi nei formati adeguati utilizzando nomenclature ufficiali, è un vantaggio anche per l’avanzamento della ricerca scientifica.

Il problema dello scambio di informazioni, soprattutto in Italia, è dato dall’eterogeneità dei dati, dall’uso di standard regionali diversi tra loro e dall’avversione per il lavoro in ambienti informatici aperti. Un passo avanti è stato però fatto con la progettazione dell’Infrastruttura Nazionale per l’Interoperabilità dei FSE. L’infrastruttura, progettata dall’Agenzia per l’Italia Digitale e realizzata presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, consente al personale sanitario, o allo stesso paziente, la consultazione dei documenti presenti nel Fascicolo Sanitario Elettronico relativo a eventi clinici che hanno avuto luogo in regioni o province autonome diverse da quella di residenza dell’assistito.

Anche a livello europeo, l’iniziativa “MyHealth@EU”, cui anche l’Italia partecipa, sta sviluppando strumenti per permettere ai cittadini europei di usufruire dell’assistenza sanitaria nel paese in cui si recano in viaggio nello stesso modo in cui ne usufruiscono nel paese di residenza.

Insomma, per lo sviluppo di una vera e propria sanità digitale, efficiente sia dal punto di vista degli operatori sanitari sia dal punto di vista dei benefici che i cittadini/pazienti possono trarne nell’accesso alle cure e alle diagnosi, è necessario che i sistemi sanitari siano tra loro interoperabili in modo da avere un database pulito, non ripetitivo e utile al fine di diagnosi mediche, cure efficaci e ricerche.

2021-07-12T09:02:05+00:00

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